Ecco un breve escursus nel panorama che tratteggia il profilo di alcune delle case farmaceutiche più conosciute.
Questo articolo mette in evidenza la bassa caratura morale che contraddistingue le strategie commerciali attraverso cui i proprietari e i manager si arricchiscono smisuratamente.
L'obiettivo a cui mirano le Big Pharma non è quello di assicurare alle popolazioni una copertura efficace dalle malattie, ma quello, ampiamente dimostrato dai fatti, di produrre profitti sempre più grandi, quasi sempre calpestando i diritti umani e speculando sulla pelle delle persone.
Questa breve lettura fornirà a chi legge un quadro di insieme che darà la misura dicome sia, effettivamente, il mondo della cosiddetta Sanità.
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La
Glaxo Smith Kline è una casa
farmaceutica inglese che è salita alla ribalta delle cronache mondiali per i
casi di corruzione in cui è stata coinvolta.
Pare
infatti che alla suddetta azienda interessi molto di più convincere a suon di
mazzette i medici a prescrivere i propri medicinali che la salute dei pazienti.
In
Polonia, negli anni 2010 e 2012, il manager regionale della Ditta farmaceutica
e 11 dottori locali sono stati denunciati per corruzione.
I medici compiacenti hanno ricevuto doni sotto forma di
viaggi e campioni di farmaci da rivendere privatamente, in cambio della loro
disponibilità a prescrivere i farmaci della Glaxo.
La Glaxo fu denunciata per pratiche commerciali scorrette
relative al periodo 1991-2017, e condannata a pagare alle autorità la cifra di
quasi 8 miliardi di dollari.
La
Pfizer Inc. è una azienda
farmaceutica statunitense, con sede a New York, ed è la più grande società del
mondo ad operare nel settore della ricerca, della produzione e della
commercializzazione dei farmaci, quotata in borsa dal 2004.
In
Italia l’azienda ha dismesso alcuni centri di ricerca, trasferendo centinaia di
lavoratori in altre sedi precedentemente acquisite.
Per
evitare di pagare le tasse al fisco americano la Pfizer opera fusioni con altri
colossi, come nel caso della Glaxo Smith Kline inglese.
A
causa della sua condotta non proprio trasparente è stata spesso costretta ad
accettare accordi di risarcimento per miliardi di dollari.
Ha
collezionato infatti 47 condanne ed è stata costretta a pagare oltre 4
miliardi di dollari, che per le poltiche aziendali corrispondono ad un granello
di polvere.
La
capitalizzazione societaria ammonta infatti a 220 miliardi di dollari, mentre
il fatturato annuo supera i 52 miliardi.
Dal
1999 al 2006 la Pfizer ha commercializzato farmaci non approvati
ufficialmente, e per questo ha dovuto pagare al Governo americano quasi tre
miliardi di dollari.
Per
lo stesso motivo nel 2009 è stata multata per 2,3 miliardi di dollari in
riferimento a farmaci antinfiammatori (valdecoxib), antipsicotici
(ziprasidone), antibiotici per uso ospedaliero (linezolid), e antiepilettici
(pregabalin).
La
diffusione e le vendite di questi farmaci, realizzate grazie al metodo
consolidato della corruzione dei medici, ha prodotto alla Ditta 180 miliardi di
dollari, per cui la Pfizer è stata ben contenta di pagare la multa che le era
stata inflitta.
La
Pfizer era proprietaria della Ditta Quigley, acquistata nel 1968,
produttrice di prodotti che contenevano amianto.
Le
vittime del famigerato materiale negoziarono un accordo di risarcimento che
arrivò ad un totale di 965 milioni di dollari.
Nel 1979 la Pfizer acquistò la Shiley Inc. che
produceva valvole cardiache, in particolare quella denominata Bjork-Shiley,
utilizzata per la sostituzione della valvola aortica o mitrale.
Nel
1986 si scoprì che tale valvola aveva provocato la morte di 500 persone
e fu quindi ritirata dal commercio.
Il
Governo americano obbligò la Pfizer a risarcimenti per circa 200 milioni di
dollari.
Nel
2000 il Washington Post puntò il dito contro la Pfizer, implicata in prima
persona nel cosiddetto “Contenzioso di Kano”, uno scandalo che avvenne
in Nigeria, dove la casa farmaceutica sperimentava dal 1996 l’antibiotico
Trovan, allo scopo ufficiale di
arginare una epidemia di meningite.
La
sperimentazione condotta su 200 bambini provocò la morte di 11 di loro, la
sordità e la cecità per numerosi altri, oltre a danni cerebrali permanenti.
Dopo 13 anni di battaglie legali durante le quali la Pfizer
continuò ad arricchirsi, patteggiò di risarcire le autorità locali nigeriane
con la cifra di 105 milioni di dollari, a fronte di un guadagno realizzato di
un miliardo.
Nell’aprile del 2010 la Pfizer licenziò una dipendente, la
biologa molecolare Becky Mc Clain che aveva segnalato rischi per la
sicurezza del lavoro nel laboratorio di ingegneria genetica a Groton, nello
Stato del Connecticut.
L’azienda, anziché preoccuparsi di identificare i
dispositivi di sicurezza difettosi, preferì allontanare la dipendente, la quale
nel frattempo era stata infettata da un virus.
La signora McClain si rivolse ad uno studio legale per far
valere i suoi diritti e la Pfizer fu condannata a pagare un risarcimento di 1,4
milioni di dollari.
La ditta fu accusta di pratiche commerciali scorrette,
per non aver adeguatamente informato i consumatori dal 1991 al 2017, e fu
condannata a pagare 4 miliardi e 700 mila dollari per regolarizzare la
sua posizione.
In Italia alcuni ex membri del Consiglio di
amministrazione di Pfizer e Astrazeneca-Simesa sono stati condannati in primo
grado per bancarotta fraudolenta, in relazione al crac di Marvecpharma, una
società farmaceutica nata a Milano nel 1990 attraverso cessioni di ramo
d’azienda.
Va detto anche che la Pfizer persegue ostinatamente una
politica economica aziendale che tiene conto del profitto piuttosto che del
benessere e della vita dei pazienti.
Lo provano i prezzi, davvero troppo alti, di farmaci come
quelli usati dai malati di HIV/AIDS, fra i quali molti avrebbero potuto salvarsi
se il costo non fosse stato proibitivo.
La Pfizer preferisce elargire ingenti somme di denaro ai
candidati repubblicani americani per le loro campagne elettorali, e
procacciarsi così protezioni e compiacenze politiche.
Tra i maggiori azionisti della Pfizer figurano la Banca
Barcklays, la Deutsche Bank e altre Società di servizi finanziari e bancari,
come la State Street Corporation, la Capital research and Management Company e
la Legg Mason.
Johnson & Johnson
E’
stata coinvolta in un caso di disease-mongering, in riferimento al
prodotto Listerine.
In pratica si tratta di un comportamento commercialmente
scorretto, secondo il quale si spinge il consumatore, attraverso campagne di
sensibilizzazione, a cercare soluzioni verso problemi di salute che in realtà
non esistono.
Ben
più gravi sono i danni alla salute provocati dai prodotti a base di talco, per
i quali nel febbraio 2016 J&J è stata condannata in primo grado a
rimborsare la famiglia di Jacqueline Fox, morta a 62 anni di cancro alle ovaie
dopo aver utilizzato i prodotti della casa farmaceutica.
Purtroppo
la donna morì prima del processo di appello.
Anche
nel 2017 la Johnson ha dovuto pagare 417 milioni di dollari ad una donna
californiana che sviluppò un tumore alle ovaie dopo l’uso dei prodotti a base
di talco dell’azienda.
Nel
2018 fu provato che la Johnson nascose per decenni la documentazione da cui
risultava che i suoi prodotti erano contaminati da amianto, e per questo fu
denunciata da quasi 12.000 persone.
Il
Tribunle condannò la casa farmaceutica al pagamento di 4,14 miliardi di dollari
di danni punitivi e 550 milioni di danni compensativi.
Nel
2018 negli Stati Uniti vennero presentati oltre 500 casi relativi alla presenza
di oppioidi nei farmaci, i quali provocarono decessi da overdose.
Nel
2019 il Giudice obbligò la Johnson a pagare 572 milioni di dollari.
L’etica
morale e professionale dell’industria farmaceutica è stata messa sotto accusa
dal Wall street Journal che ha prodotto le prove dei metodi fraudolenti con cui
l’azienda invade i mercati.
In
pratica la Johnson ricorre alla corruzione, pagando profumatamente i medici
americani perché prescrivano i suoi farmaci, compreso quelli non autorizzati
dalla FDA.
Evidentemente
è una prassi consolidata a cui l’azienda ricorre abitualmente, fino dagli anni
novanta, come dimostrano gli episodi di cronaca compresi fra il 1994 e il 1997,
in cui la Johnson fu messa sotto indagine federale dalla FDA per aver
pubblicizzato un farmaco non ammesso.
La
casa farmaceutica pagò cinque milioni di dollari di multa per aver indotto i
propri dipendenti a distruggere le prove del crimine, nascondendole agli
investigatori.
Astrazeneca
E’
una azienda britannica-svedese produttrice di prodotti farmaceutici, presente
in oltre 100 paesi del mondo.
Il
percorso di vita di questa azienda è costellato di vicissitudini giudiziarie,
di scandali e di condanne.
Uno
dei più ecclatanti è quello che riguarda il farmaco Seroquel, indicato
per la schizofrenia e commercializzato nel 2010 senza rivelare che aumenta il
rischio di diabete.
Negli
Stati Uniti Astrazeneca è stata sottoposta ad indaginii federali per queste
pratiche di marketing criminale, a causa delle quali ha affrontato oltre 25.000
cause civili che le sono costate 1,3 miliardi di dollari.
La
casa farmaceutica ha concordato il pagamento di 520 milioni di dollari
per chiudere le indagini, ammettendo di fatto la propria responsabilità e le
accuse.
Da
una intervista sul settimanale tedesco
Stern, rilasciata nel 2007 da Marcia Angell, ex capo redattore del New
England Journal of Medicine e docente all’Università di Harvard, emerse una
chiara denuncia dei metodi truffaldini di Astrazeneca.
In
pratica gli scienziati della casa farmaceutica, secondo Angell, falsarono i dati della loro ricerca sul farmaco Nexium,
a base di esomeprazolo allo scopo di mostrare un effetto migliorativo.
Inoltre
l’azienda ha fatto ricorso alla corruzione, offrendo ai medici doni in denaro
perché lo prescrivessero.
Il 13 maggio 1996 79 donne americane denunciano di aver
subìto molestie sessuali da parte di tre dirigenti di Astrazeneca, tra
cui l’Amministratore delegato Lars Bildman.
Lo stesso Bildman, CEO (Amministratore delegato) negli USA
fino al 1996 fu accusato di evasione fiscale per oltre 1 milione di dollari,
oltre che di molestie sessuali, ma Astrazeneca andò in suo soccorso
patteggiando la cifra di 9,8 milioni di dollari per chiudere le cause in
tribunale.
Nel
2003 Astrazeneca si dichiarò colpevole di comportamento fraudolento e accettò
di pagare 355 milioni di dollari per chiudere la causa penale e civile
pendente presso il tribunale di Wilmingam, nello Stato del Delaware.
Nel
2007 fu implicata insieme ad altre aziende nella cosiddetta “Farmatruffa”.
Gli informatori delle aziende farmaceutiche, convinsero i medici compiacenti ad
emettere prescrizioni mediche intestate anche a pazienti già morti.
La
società dovette patteggiare un rimborso di 900.000 euro da versare al Sistema
Sanitario Nazionale
Negli
anni ’80 l’Amministratore delegato Ron Peet fu uno dei protagonisti della
campagna di promozione del famigerato farmaco Talidomide, che come si ricorda,
provocò moltissimi casi di focomelia e assenza di gambe e braccia nei bambini
le cui madri lo avevano assunto in gravidanza.
Passando
attraverso vari scandali, il percorso dell’azienda rivela nuovamente il volto
del malffare nel 2009, quando viene condannata a pagare una multa di 15
milioni di dollari per aver gonfiato i prezzi dei suoi farmaci.
Lo
spregiudicato percorso commerciale della Casa Farmaceutica si snoda attraverso
le sanzioni di circa 1 milione di dollari pagate nel 2011, fino a quella di 5
milioni per le frodi relative alla commercializzazione “off-label” (non
autorizzato) del farmaco Seroquel nel 2013, nuovamente, dopo lo scandalo
del 2010.
Nel
2015 Astrazeneca viene condannata negli Stati Uniti per pratiche commerciali
illegali, e condannata a pagare 46 milioni di dollari.
Nel
2015 un losco intreccio fra le filiali di Russia e Cina innescano una serie di
reati per i quali l’Azienda viene condannata a pagare una sanzione di 5,5
milioni di dollari.
Moderna
L’azienda
farmaceutica nel 2013 ha firmato un accordo con Astrazeneca per lo sviluppo e
la commercializzazione di terpie mRNA per il trattamento di malattie
cardiovascolari, metaboliche e renali, oltre che oncologiche.
Per
questo Moderna ricevette da Astrazeneca un finanziamento di 240 milioni di
dollari, poi dal 2013 al 2015 l’azienda raccolse un miliardo di altri
finaziamenti.
Nel
gennaio 2016 Moderna firmò un accordo con la Fondazione Bill & Melinda Gates
per progetti di sviluppo basati sull’mRNA, sovvenzionati dal magnate americano
con 20 milioni di dollari.
Nel
2018 Moderna si è quotata in Borsa a Wall Street.
Quando
Moderna ha annunciato di aver prodotto un vaccino anti Covid, il suo titolo in
Borsa è schizzato al rialzo.
La
Casa Farmaceutica ha poi venduto il suo “vaccino” ai Paesi più ricchi,
escludendo quelli meno abbienti, palesando un comportamento che rasenta lo
sciacallaggio e palesa una caratura morale di bassissimo livello.
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Come
si può facilmente constatare, il mondo delle Big Pharma è caratterizzato da una
sconsiderata bramosia di profitto, che non tiene nella minima considerazione la
salute delle persone, e che persegue finalità a dir poco delinquenziali, salvo
poi porre rimedio ai crimini commessi tramite i risarcimenti milionari.
D’altra
parte si era già visto un comportamento prodromicamente rilevante a questo
proposito fin dai tempi in cui Hitler uccideva milioni di ebrei nelle camere a
gas.
Il
gas che i nazisti usavano per compiere l’infernale olocausto era lo Zyclon.
Lo
zyklon era prodotto dalla Bayer, una delle multinazionali farmaceutiche più
importanti a livello mondiale, produttrice anche della famosa Aspirina.
L’etica
non è stata di certo il cavallo di battaglia di questa Industria, che ha
tranquillamente fornito a Hitler, in cambio di denaro, lo strumenro attraverso
cui uccidere con il gas milioni di esseri umani.
Non
meravigliamoci quindi se le aziende di Big Pharma non godono oggi della fiducia
delle persone e nemmeno del fatto che moltissimi cittadini, me compreso,
sollevano più di un dubbio sulla opportunità di vaccinarsi e sulla sicurezza
dei ritrovati commerciali di queste aziende farmaceutiche.
Ricordiamoci
che l’assioma di riferimento che guida le azioni delle multinazionali del
farmaco segue un filo logico che è disgiunto da considerazioni etiche o morali,
e ricalca indicazioni secondo cui appare rilevante il seguente proverbio :
Pecunia
non olet…
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Il Blog del Pilastro
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