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mercoledì 25 agosto 2021

Benvenuta UPUPA

 

Al Parco “Pier Paolo Pasolini” da qualche giorno staziona un famigliola di 4 volatili della Specie Upupa.

Si tratta dell’Upupa eurasiatica o plumbus (Linnaeus 1758) appartenente alla Classe degli Uccelli, all’Ordine dei Bucerotiformi e alla Famiglia delle Upupidae.

Il nome ha origine onomatopeutiche, in quanto deriva dal verso emesso da questi pennuti durante il periodo riproduttivo, e che suona come un cupo hup-hup-hup trisillabico.

E’ un uccello appariscerte, dai colori molto accesi, diffuso nell’area euro-mediterranea.

La colorazione è bruno-rossastra-arancio, mentre le ali presentano bande bianche e nere.

Sono caratteristici sia il becco, molto lungo e arcuato, che la cresta erettile sulla testa, mentre le dimensioni variano dai 25 ai 32  centimetri, con apertura alare di 44-40 e peso compreso fra i 46 e gli 89 grammi.

L’attività dell’upupa è diurna e si svolge al suolo alla ricerca di insetti come i grilli, il grillotalpa, i coleotteri, le larve e i bruchi, le formiche, le cavallette e le crisalidi, ma anche di piccoli invertebrati come lombrichi, molluschi e ragni.

Talvolta l’upupa arricchisce la sua dieta alimentare cibandosi di piccoli vertebrati, come piccole lucertole e piccoli anfibi, oppure delle uova di altri uccelli che nidificano al suolo, senza disdegnare il consumo di bacche o granaglie.

Ho immortalato una delle upupe presenti nel Parco pasolini, scattando alcune fotografie che propongo di seguito :







Le immagini non sono nitide a causa del fatto che le ho 
scattate a distanza per evitare che volasse via.


Inserisco di seguito alcune altre immagini prese da internet, che ci mostrano nitidamente questo splendido volatile:






Madre natura ci offre spettacoli davvero notevoli, nonostante il fatto che noi tentiamo in tutti i modi di oltraggiarla inquinando con ogni tipo di sostanze l'ambiente che ci circonda, a partire dalle plastiche.

L'Amministrazione comunale a firma PD è totalmente latitante e anzi è una dei responsabili dell'inquinamento, come già detto nei post precedenti in cui evidenzio il ruolo criminale svolto dai politicanti che gestiscono la politica territoriale del quartiere.

Gli sfalci selvaggi, compiuti senza un preventivo lavoro di raccolta della plastica e quant'altro inquini il territorio, producono mediante le macchine tagliaerba una miriade di micro-plastiche che poi, con l'azione del vento e delle pioggie vengono veicolate attraverso gli scarichi nei canali  nei fiumi, giungendo al mare.

Nel mare la plastica diventa cibo per i pesci, entrando così nella catena alimentare e producendo seri danni per la salute dei consumatori.

C'è un allarme mondiale su questo fenomeno ma la nostra Amminstrazione (PD), più volte sollecitata a dedicare un minimo di attenzione a tale problematica, pare voglia infischiarsene allegramente, preoccupata com'è di imbrogliare i Cittdini con primarie truccate ...

Il Blog del Pilastro


domenica 23 dicembre 2018

UNA BUONA NOTIZIA

Diamo a Cesare ciò che è di Cesare !
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Non capita spesso di attribuire meriti per quanto riguarda l'operato dell'Amministrazione del Parco pubblico Pier Paolo Pasolini, ma oggi, obiettivamente, dobbiamo constatare un evento che ci ha stupiti !
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 I 5 nuovi alberi sono stati piantati nei pressi del Poliambulatorio
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Ci piace essere obiettivi e non faziosi, per cui portiamo all'attenzione di chi legge che finalmente sono stati piantati nel Parco sette nuovi alberi.
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Queste nuove piante sostituiscono i vecchi pioppi che furono tagliati negli anni scorsi in via precauzionale poichè malati e a rischio quindi di caduta.
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Altri due alberi sono stati posizionati nel prato a fianco del Poliambulatorio
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Non è dato però sapere di che alberi si tratti, poichè mancano le informazioni al riguardo.
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Ecco le immagini dei nuovi arrivati.
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Benvenuti, e lunga vita !
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Speriamo che il programma di rimboschimento del Parco, sul quale per altro la Cittadinanza è tenuta all'oscuro, sia solo all'inizio, e che tanti altri alberi trovino dimora nel parco.
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Il Blog del Pilastro
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venerdì 14 dicembre 2018

Il Parco Pier Paolo Pasolini

Vorrei tratteggiare alcune riflessioni sul Parco pubblico "Pier Paolo Pasolini", che costeggia un lato dell’insediamento abitativo denominato “il virgolone”  per tutta la sua lunghezza.
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Il Parco è una vera e propria fonte di gioia per chi, come me, ama gli alberi e gli animali, ed offre ai frequentatori dei momenti di vera comunione con la natura, grazie alla presenza di numerose specie di volatili, come il picchio, la cinciallegra, il fringuello, la ghiandaia, la gazza, lo storno, la cornacchia, oppure come l’assiolo, che dall’imbrunire fino a notte inoltrata fa udire il suo caratteristico chiu’, emettendo il suono dal quale ha preso il soprannome con cui è anche chiamato.
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Gli alberi sono distribuiti in tutto l’areale del Parco, alternando file di ippocastani ad altrettante di profumatissimi tigli, oltre ad aceri, querce gigantesche, pioppi cipressini e pioppi bianchi, noci, frassini, ma anche ciliegi selvatici, abeti, cedri, e molte altre varietà.
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Tempo addietro ho scritto al Coordinatore della Commissione Ambiente, Sostenibilità, Verde Pubblico ed Energia del Quartiere,  signor Pier Luigi Giacomoni, per proporre una iniziativa (nella speranza che mi rispondesse, ma finora è rimasta lettera morta).
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In pratica ho lanciato l’idea di apporre su ogni pianta un cartellino plastificato in cui sia riportato il nome della stessa (quello scientifico, in latino, e quello “volgare” in italiano), come è già stato fatto nelle aree cortilizie dell’Ospedale Sant’Orsola.
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Una contestuale mappatura consentirebbe il monitoraggio delle risorse arboree, e non solo, e potrebbe diventare il punto di partenza per lo sviluppo e l’implemento di un piano didattico organizzato, come la messa in opera di “bacheche” informative da posizionare lungo i sentieri del Parco, e come le susseguenti visite organizzate di scolaresche.
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Tutto ciò potrebbe essere organizzato usufruendo del volontariato locale, ricorrendo al principio della sussidiarietà,  che dovrebbe essere, giocoforza, alla base di questa iniziativa, costituendo un anello di quella lunga catena che dovrebbe unire la cittadinanza al territorio, e rappresentando il mezzo attraverso cui l’Amministrazione di quartiere potrebbe evolvere in senso positivo le politiche ambientali.
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Secondo il mio parere ciò avrebbe un impatto positivo sui cittadini che frequentano il parco, e avrebbe una importante valenza didattica soprattutto nei riguardi dei bambini, dei giovani, e della loro formazione civica ed ecologica.
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Sono infatti convinto che la conoscenza della natura sia simbionte con l’amore per la stessa, in modo esponenziale, ed è per questo che bisognerebbe ampliare ed approfondire la cultura ambientale, che passa anche attraverso queste iniziative.
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La contestualità della conoscenza e del contatto, in una full immersion nella natura, permette di raggiungere con essa un afflato completo e consapevole, che fa bene al corpo ma anche allo spirito.
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Il canto degli uccelli e le loro continue evoluzioni aeree, i prati erbosi che si intervallano alle presenze arboree, le coccinelle, i ricci, le farfalle, i numerosi funghi e le erbe, di cui molte commestibili, come il tarassaco, la piantaggine, la malva, o l’achillea,  permettono di godere di un ambiente particolare, vero e proprio polmone all’interno di una zona densamente popolata.
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Da qui i volatili, pattugliando il territorio, ci regalano presenze in luoghi dove meno ci si aspetterebbe di vederli, come nel caso in cui mia moglie si è ritrovata a contemplare una meravigliosa upupa, posatasi sul davanzale del suo ufficio, nei palazzi della Regione Emilia Romagna.
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Nel Parco Pasolini sono presenti anche le installazioni di Nicola Zamboni, l’artista scultore che ha creato circa 200 figure umane a grandezza naturale, disponendole poi lungo un percorso che attraversa il parco stesso fino all’Arena Pasolini, lo spazio destinato a spettacoli e ad eventi culturali.
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L’unico elemento che, a mio parere, stride violentemente con l’immagine bucolica e positiva del parco, è il nome che gli è stato dato, e cioè quello di Pier Paolo Pasolini.
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La mia affermazione si basa sulla convinzione che la figura dello scomparso  regista non sia propriamente da prendere ad esempio e da modello.
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E’ noto infatti che alla sua morte, filtrò la notizia che in seguito all’autopsia cui fu sottoposto, vennero trovate tracce di sperma nel suo stomaco, appartenenti al suo carnefice.
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Il suo assassino, Pino Pelosi, era minorenne all’epoca dei fatti, e si intratteneva in prestazioni sessuali mercenarie con Pasolini, che era omosessuale e prediligeva i rapporti orali con i ragazzini, comprovati appunto dall'esame autoptico.
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A prescindere dall’orientamento sessuale, non mi sembra che Pasolini fosse allora, e sia oggi,  un modello da proporre come esempio, essendo un pedofilo a tutti gli effetti.
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Non mi pare che l’idea di intitolargli un Parco sia frutto di una riflessione meditata, bensì dell’ennesima riscoperta di proposizioni con cui la sinistra continua a sbandierare  i suoi idoli,  nonostante le meschinità e le nefandezze che rappresentano.
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Se così non fosse, non ci sarebbero via Lenin e viale Marx, in onore di due dei più efferati criminali che la Storia ricordi …
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Il blog del Pilastro
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